Description
Olieverfschilderij op doek getiteld La moltiplicazione dei pani e dei pesci, een Italiaanse werk uit de 18e eeuw in Barokstijl met religieus thema, niet gesigneerd en in de stijl van Giovanni Battista Pittoni toegekend, met vergulde lijst en een doekkaframe van 74,5 x 110,5 cm (doek) of 86 x 124 x 5 cm inclusief lijst, verkocht met lijst.
Da GIOVANNI BATTISTA PITTONI(Venezia, 1687 – 1767)La moltiplicazione dei pani e dei pesciOlio su tela, cm. 74,5 x 110,5Dimensioni cornice, cm. 86 x 124 x 5 ca.NOTE: Pubblicazione catalogo opere della collezione Intermidiart. Certificato di Lecita Provenienza. Opera con cornice dorata (difetti):Presentiamo in catalogo un magnifico dipinto eseguito con grande maestria, sebbene si tratti di una copia fedele del celebre dipinto omonimo realizzato da Giovanni Battista Pittoni (Venezia, 1687 – 1767) nel 1725 (olio su tela, cm 120,1 × 178,5), oggi esposto nella collezione permanente della National Gallery of Victoria di Melbourne, Australia.Esistono altre testimonianze e varianti del soggetto legate alla produzione del maestro veneziano, custodite, tra l’altro, presso la Galleria dell’Accademia di Venezia, dove si conserva un bozzetto databile al 1725-1726, probabilmente preparatorio per una composizione di maggiori dimensioni (olio su tela, 540 × 830 cm, 1728, in deposito esterno). Un’ulteriore versione del dipinto è ospitata nella sagrestia della chiesa di Santo Stefano a Venezia. Si registrano inoltre altre repliche o studi citati nei cataloghi storici, come quelli della Collezione Dal Zotto o documentati presso la Fondazione Zeri, oltre a numerose repliche e derivazioni provenienti dalla bottega del maestro, come nel caso dell’opera qui presentata.Nell’originale – così come nell’opera in esame – la scena segue fedelmente il Vangelo di Giovanni (6, 3-13), dove Gesù sale sul monte seguito da una grande folla. L’episodio narra il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci: Cristo sfama una moltitudine con soli cinque pani e due pesci. Il miracolo è ambientato in un luogo deserto, in una radura collinare nei pressi delle rive del lago di Tiberiade, in Galilea. Le figure sono disposte in gruppi dinamici che circondano la figura di Cristo, seduto in posizione leggermente sopraelevata. Il gesto di Gesù – prendere, benedire, spezzare e distribuire il cibo – anticipa simbolicamente i verbi dell’Eucaristia. Secondo il racconto evangelico, dopo aver sfamato circa cinquemila uomini, rimasero dodici ceste di avanzi.La composizione è caratterizzata da un dinamismo tipicamente rococò, con figure eleganti e una tavolozza luminosa che mette in risalto il gesto miracoloso di Cristo al centro della scena.Pittoni fu uno dei principali pittori veneziani del XVIII secolo, noto per uno stile influenzato dal Rococò francese, contraddistinto da una pennellata fluida e da tonalità calde e vibranti. Dopo un esordio segnato da un vago gusto giordanesco, mostrò presto un avvicinamento ai modi di Piazzetta, percepibile nel Supplizio di San Tomaso della chiesa veneziana di San Stae. Determinanti per la definizione della sua cifra stilistica furono poi il robusto modellato di Sebastiano Ricci e il colore luminoso di Giambattista Tiepolo.Rodolfo Pallucchini, nel 1951, definì la sua pittura come “quell’allegretto pittoniano scoppiettante: audacemente vivace e minuto al tempo stesso, che pur senza giungere a una profonda commozione figurativa, ha una sua coerenza pittorica”. Lo studioso ne individuò inoltre la mimica sempre più agitata, melodrammatica e teatrale, fondata su sottili moti fisionomici, profili sfuggenti e mani scattanti in un serrato gioco compositivo, capace di creare un forte senso plastico e narrativo anche grazie a una continua sperimentazione disegnativa.Nel corso degli anni il suo stile si evolse verso composizioni più luminose e ariose, caratterizzate dal tipico “blu Pittoni” e da una grazia compositiva che lo rese richiesto dalle maggiori corti europee. A differenza di molti contemporanei, lasciò raramente Venezia, ma le sue opere furono esportate in Germania, Polonia, Boemia e Spagna.Il dipinto qui presentato, verosimilmente attribuibile a un seguace o a un artista della cerchia del maestro veneziano, mostra significative affinità iconografiche e cromatiche con le versioni autografe del maestro. Sebbene l’attribuzione rimanga cautamente ipotizzata, non si può escludere la partecipazione di un pittore di valore attivo nell’ambito della sua bottega. L’opera, caratterizzata da una mano pittorica di alta qualità, si distingue per l’accurata impostazione compositiva e l’uso sapiente del colore, rivelando una notevole sensibilità interpretativa. Si tratta pertanto di un dipinto di indubbio interesse, meritevole di ulteriori approfondimenti critici e storico-artistici.In merito al suo stato conservativo, la tela si presenta in condizioni generali abbastanza discrete considerando l'epoca del dipinto, la superficie pittorica si presenta in patina, e l'immagine complessiva si legge bene sotto una vernice chiara e lucida. Al visibile il dipinto presenta consunzioni, micro-cadute di colore, piccole integrazioni pittoriche e abrasioni. All'esame della lampada di Wood la fluorescenza è intensa ed omogenea, rivela ulteriori restauri, ma a causa di essa non è possibile escludere ulteriori restauri precedenti. Il condition report da noi fornito è da intendersi accurato e scrupoloso ma in ogni caso assolutamente parziale e non totalmente esaustivo poiché non eseguito in laboratori specializzati e con supporti tecnici specifici. A luce solare è visibile un fine craquelé rapportato all'epoca. Le misure della tela sono cm. 74,5 x 110,5. L’opera è impreziosita da una cornice dorata (le misure della cornice sono cm. 86 x 124 x 5 ca., presenza difetti). "La cornice mostrata nelle foto riportate sopra è stata aggiunta all’opera d’arte dal venditore o da un soggetto terzo. La cornice ti viene fornita senza costi aggiuntivi in modo che sia pronta da esporre non appena arriva. La cornice viene inclusa a titolo di cortesia e non è considerata parte integrante dell’opera d’arte. Pertanto, qualsiasi potenziale danno alla cornice che non influisce sull’opera d’arte stessa non sarà accettato come motivo valido per aprire un reclamo o richiedere l’annullamento dell’ordine." PROVENIENZA: Coll. Privata PUBBLICAZIONE: Inedito; I MITI E IL TERRITORIO nella Sicilia dalle mille culture. INEDITA QUADRERIA catalogo generale dei dipinti della collezione del ciclo “I Miti e il territorio”, Editore Lab_04, Marsala, 2026.L’opera verrà spedito – in quanto fragile – con cassa di legno e polistirolo. Nel caso di vendita al di fuori del territorio italiano, l'acquirente dovrà attendere i tempi di evasione delle pratiche di esportazione.
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Un’ulteriore versione del dipinto è ospitata nella sagrestia della chiesa di Santo Stefano a Venezia. Si registrano inoltre altre repliche o studi citati nei cataloghi storici, come quelli della Collezione Dal Zotto o documentati presso la Fondazione Zeri, oltre a numerose repliche e derivazioni provenienti dalla bottega del maestro, come nel caso dell’opera qui presentata.Nell’originale – così come nell’opera in esame – la scena segue fedelmente il Vangelo di Giovanni (6, 3-13), dove Gesù sale sul monte seguito da una grande folla. L’episodio narra il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci: Cristo sfama una moltitudine con soli cinque pani e due pesci. Il miracolo è ambientato in un luogo deserto, in una radura collinare nei pressi delle rive del lago di Tiberiade, in Galilea. Le figure sono disposte in gruppi dinamici che circondano la figura di Cristo, seduto in posizione leggermente sopraelevata. 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Determinanti per la definizione della sua cifra stilistica furono poi il robusto modellato di Sebastiano Ricci e il colore luminoso di Giambattista Tiepolo.Rodolfo Pallucchini, nel 1951, definì la sua pittura come “quell’allegretto pittoniano scoppiettante: audacemente vivace e minuto al tempo stesso, che pur senza giungere a una profonda commozione figurativa, ha una sua coerenza pittorica”. Lo studioso ne individuò inoltre la mimica sempre più agitata, melodrammatica e teatrale, fondata su sottili moti fisionomici, profili sfuggenti e mani scattanti in un serrato gioco compositivo, capace di creare un forte senso plastico e narrativo anche grazie a una continua sperimentazione disegnativa.Nel corso degli anni il suo stile si evolse verso composizioni più luminose e ariose, caratterizzate dal tipico “blu Pittoni” e da una grazia compositiva che lo rese richiesto dalle maggiori corti europee. 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Si tratta pertanto di un dipinto di indubbio interesse, meritevole di ulteriori approfondimenti critici e storico-artistici.In merito al suo stato conservativo, la tela si presenta in condizioni generali abbastanza discrete considerando l'epoca del dipinto, la superficie pittorica si presenta in patina, e l'immagine complessiva si legge bene sotto una vernice chiara e lucida. Al visibile il dipinto presenta consunzioni, micro-cadute di colore, piccole integrazioni pittoriche e abrasioni. All'esame della lampada di Wood la fluorescenza è intensa ed omogenea, rivela ulteriori restauri, ma a causa di essa non è possibile escludere ulteriori restauri precedenti. Il condition report da noi fornito è da intendersi accurato e scrupoloso ma in ogni caso assolutamente parziale e non totalmente esaustivo poiché non eseguito in laboratori specializzati e con supporti tecnici specifici. A luce solare è visibile un fine craquelé rapportato all'epoca. Le misure della tela sono cm. 74,5 x 110,5. 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